L’Harvard Model United Nations, la simulazione delle conferenze dell’ONU organizzata dall’Università di Harvard, è il progetto scolastico che ho aspettato con più ansia. Ci prepariamo dalla prima media e avevamo già partecipato a due simulazioni qui a Roma, ma questa esperienza per me è stata meravigliosa e d’impatto.
Il mio comitato, l’Organizzazione degli Stati Americani, era uno dei più piccoli con soli venticinque delegati, tutti erano appassionati, coinvolti e avevano studiato molto. I vari punti di vista, le esigenze che ogni delegazione presentava, erano fonte di riflessioni, nuovi sguardi sull’argomento e ognuno poneva l’accento sul problema che più gravava sulla propria nazione. Attraverso i dibattiti e le prime proposte concrete “il quadro della saluta pubblica”, argomento della conferenza, si arricchiva di dettagli. I ragazzi che vi hanno partecipato provenivano da tante nazioni diverse, molti da vari stati degli USA, ma anche dall’India, dal Venezuela, Perù, Pakistan, Brasile, Turchia e dall’Inghilterra. Nonostante i propri paesi di provenienza, ogni ragazzo e ragazza ha saputo portare avanti la posizione del paese che rappresentava. Ad esempio la delegata del Guatemala, originaria del Pakistan e cittadina di New York, ha saputo far risaltare la povertà del proprio paese e l’analfabetizzazione degli abitanti. La ragazza non aveva mai partecipato a conferenze simili, ma era campionessa di dibattito, perciò ha saputo difendere la sua posizione meravigliosamente. La delegata dello stato di El Salvador ha portato all’attenzione del comitato il fattore del rispetto della cultura e della libertà di pensiero dei cittadini con l’argomento dell’aborto. Anche lei non aveva mai partecipato ad alcuna conferenza, ma infervorata e volenterosa ha interpretato ottimamente il suo ruolo. Per quanto sia stato complesso e animato il dibattito della conferenza, mi sono sentito calmo poiché in classe sono generalmente considerato il migliore, ma nel comitato tutti i ragazzi erano i migliori, di conseguenza mi è sembrato di non dover più contare solo su me stesso. Anch’io potevo finalmente appoggiarmi ad altri ragazzi per lavorare essendo finalmente come tutti gli altri in un ambiente dove mi sentivo forte insieme agli altri.
"Questa è stata una esperienza molto significativa"

Questa è stata una esperienza molto significativa, anche per la grandissima varietà di nazioni da cui provenivano i partecipanti, che l’ultima serata hanno presentato la loro cultura con un banchetto ed uno spettacolo di danza!

Credo di aver capito che questo progetto forma un pensiero aperto, che considera tutti i fattori di un problema, per comprendere la realtà della situazione e tutte le sue sfaccettature, i credi religiosi, le usanze culturali, le necessità delle singole nazioni: tutti fattori non indifferenti e che incidono sulla soluzione dei problemi che si devono affrontare per migliorare le condizioni del nostro mondo!
Ettore